Deontologia professionale

In questa sezione viene riportato un “testo - linea guida di Codice Deontologico” messo a disposizone nel 1994 dall'allora Presidente CONAF Dott. Angelo Betti. Il codice, pur non essendo mai stato adottato, è divenuto nel tempo e nella pratica il Codice Deontologico dell’Ordine.

Nel 2006, invece, è stato discusso ed approvato dal CONAF il codice deontologico che, nella sua struttura, ricalca quello del 1994.

Dal 1 luglio 2013 è entrato in vigore il nuovo Codice Deontologico, in seguito alle modifiche introdotte dal D.P.R. 137/2012 riguardante la riforma delle professioni.

CODICE DEONTOLOGICO
DELLA PROFESSIONE DI AGRONOMO E FORESTALE

Diffuso con lettera prot. 669/94 del 28 aprile 1994 dal Presidente del Consiglio Nazionale Angelo Betti ai Presidenti degli Ordini Provinciali.

Dall'esame della Legge 152/92 emergono chiaramente due elementi importanti elementi, cioè da una parte una nuova dimensione della figura del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale, dovuta alle affermazioni ormai raggiunte dalla categoria nei vari settori operativi, dall'altra le possibilità che la Legge stessa offre, specialmente all'art. 2, con l'ampliamento della sfera d'azione; la nuova norma apre infatti, la via a spazi di attività sempre più grandi e la prospettiva quindi, di nuovi e più vasti orizzonti.

Il Dottore Agronomo e il Dottore Forestale, il cui titolo professionale negli altri 11 partners dell'U.E. e normalmente individuato come "ingegnere agronomo" si inserisce pertanto a pieno titolo in contesti piu ampi, che, pur rimanendo ancorati alla tradizione, intesi come attività connesse all'esercizio dell'agricoltura, abbracciano, nel contempo, l'universo nel quale l'agricoltura stessa e immersa, e cioè l'ambiente.

E al concetto di ambiente, di territorio, di paesaggio che non sono altro che la dimensione bio-ecologica dello spazio in cui l'uomo vive ed opera, va giustamente correlata la pluridisciplinarietà che costituisce il bagaglio professionale dello stesso ingegnere agronomo, la qual cosa rappresenta uno degli aspetti più qualificanti della sua attività.

Infatti, anche se gli altri intessenti pur essendo individualizzati, perché riferiti all'azienda, coinvolgono, anche indirettamente la società, la difesa dell'ambiente, per l'universalità dell'oggetto, interessa invece una sfera superiore che ha per substrato la natura, e per finalità la sopravvivenza della stessa e di tutto ciò che ad essa è biologicamente connesso.

Ed è in tale contesto che, per gli scopi e gli interessi che vengono coinvolti, l'attività della categoria assume l'aspetto di una missione e come tale entra in una dimensione superiore, certamente ideale, nell'ambito della quale rientrano i valori etici dell'essenza umana. Da ciò, l'opportunità di un richiamo al comportamento del libero professionista, e cioè alla deontologia professionale.

E anche se, una tale evocazione può apparire alle soglie del 2000 superata e superflua, si ritiene tuttavia opportuno, sottolineare, sia pure sommessamente, che nel mondo attuale, talune tentazioni sono pur sempre possibili e possono anche trovare affermazione, vanificando in tal modo i sentimenti di amore, di fratellanza e di fiducia nel prossimo, che costituiscono il punto di forza sul quale può fare leva l'intelletto umano.

L'esercizio di una professione non si esaurisce infatti, nella soluzione di problemi puramente tecnici che fanno ritenere la professione stessa una semplice attività lavorativa finalizzata al soddisfacimento di particolari esigenze, ma deve risultare intimamente connesso anche ai valori dello spirito, a quei valori cioè che costituiscono l'elemento essenziale della condizione umana che innalzano le arti intellettuali alle alte sfere dei grandi ideali che sono soprattutto ideali di fede e di libertà.

Di fede, perché ognuno svolge il proprio mandato, nella ferma convinzione di dovere essere di aiuto a se stesso ed alla comunità alla quale appartiene e cioè: alla società; di libertà, perché l'attività professionale proviene da libera scelta, atteso che libera professione significa esplicazione di una attività non meramente manuale, ma avente carattere di intellettualità rivolta a favore di terzi.

È proprio dal rapporto: libera professione-società, che emerge la missione sociale. Il libero professionista, infatti, nell'adempimento del proprio dovere, difende gli interessi del proprio cliente, ma nel contempo mette in atto il compito che la società gli ha affidato.

Pertanto i Dottori Agronomi e i Dottori Forestali esercitano una professione che costituisce attività di pubblico interesse.

Indubbiamente in un momento come quello attuale in cui taluni valori ideali appaiono come allontanati nel tempo, può sembrare poco aderente alla realtà paragonare l'espletamento di un compito, ad una missione; è invece quanto mai opportuno a fronte di uno scadimento morale che pare abbia ormai invaso ogni ganglio dell'attività umana, un forte richiamo ai valori etici, a quei valori cioè ai quali deve essere fermamente improntata l'attività professionale, e che costituiscono pietre miliari e guide certe da seguire nell'esercizio della professione.

Sono questi i principi della correttezza; della colleganza, della riservatezza e del disinteresse.

Il principio della correttezza professionale è certamente il piu ricco di contenuti. Comprende, infatti, anche gli altri e riguarda essenzialmente il comportamento che deve essere tenuto dal professionista nei riguardi del cliente, dei colleghi e dei terzi. Tratta, in sostanza, del modo di agire nelle relazioni sociali, secondo un modello di comportamento civico che si ispira ai principi morali che stanno alla base della convivenza civile e si richiama in genere a regole di costume che sono largamente diffuse nei rapporti sociali e che hanno per base la serietà, la cortesia e la buona educazione. Come è evidente è in un comportamento corretto che trova prestigio e decoro una categoria professionale, e, conseguentemente trae notevole vantaggio anche la figura del professionista, sia sul piano della professionalità che su quello civico.

A parte ciò, la correttezza, interferisce anche in numerose altre manifestazioni. Impone, infatti, di fare un uso discreto della pubblicità professionale, ispirandosi ai concetti di serietà e moderazione; di accettare soli incarichi che si è in grado di potere assolvere, e di non perdere il senso della equità nella valutazione delle proprie opere agli effetti del compenso. È superfluo evidenziare in proposito, che sono da considerare comportamenti scorretti, l'artificiosa proliferazione degli incarichi, i favoritismi specie se riguardano aiuti a chi esercita abusivamente la professione e la concorrenza sleale verso i colleghi. Il principio di colleganza è sostanzialmente un aspetto particolare di quello della correttezza atteso che viene riferito ai rapporti tra colleghi di una stessa categoria professionale. Esige, perciò, il reciproco rispetto e la solidarietà fra colleghi, intesa tanto nel suo pieno significato sociale quanto in quello umano. Tale principio si concretizza perciò in un aiuto vicendevole tra colleghi esteso anche ai familiari in caso di bisogno. Sul piano professionale, laddove trattasi di sostituzione di colleghi malati o impediti o nel caso di contrasti di opinioni, occorre agire sempre con lealtà e moderazione, evitando attriti ed in particolare forme di concorrenza esercitate in maniera illecita e scorretta finalizzate allo sviamento della clientela.

Il principio della riservatezza. Il rapporto professionale e la natura talvolta intima degli interessi confidati dal cliente, obbligano il professionista, come è ovvio, a comportamenti improntati alla massima riservatezza. Tali comportamenti assumono dal punto di vista deontologico una importanza notevole, atteso che la riservatezza non comprende solamente l'obbligo di mantenere il silenzio su tutto CIÒ di cui si viene a conoscenza in occasione della prestazione professionale, ma si estende anche ad una serie di azioni che devono essere essenzialmente ispirate alla prudenza, e soprattutto alla discrezione, non interferendo mai nell'attività privata del cliente, nei confronti del quale occorre agire con la necessaria delicatezza e la massima comprensione umana.

Infine, il principio del disinteresse. Il rapporto professionale, come è noto, può coinvolgere interessi di natura diversa. Infatti, a parte l'interesse diretto del cliente che beneficia delle prestazioni, vi sono anche gli interessi del professionista. Per quanto riguarda questi ultimi però, è doveroso tenere presente che nei confronti di quelli del cliente sono destinati a cedere, tranne, ovviamente per ciò che riguarda le limitazioni che derivano dal diritto del compenso.

Per ciò che riguarda gli interessi del Cliente va sottolineato che devono essere tutelati dal professionista in posizione di distacco, nel senso cioè che non devono essere fatti propri, malgrado la tentazione ad immedesimarsi e, quindi, a sostituirsi al cliente stesso. Va, in sostanza considerato che deve essere evitata ogni partecipazione emotiva, per non correre il rischio di compromettere l'obiettività nella prestazione.

Da tutto quanto fin qui riportato e agevole constatare che, accanto alla normativa dettata dalla Legge 152/92 relativamente a quanto attiene alla disciplina nell'esercizio dell'attività professionale, vi è anche un codice di comportamento in genere non consacrato in tavole particolari, perché, come già rilevato, si rivolge alla sfera etica del professionista. Ciò non solo nell'ambito nazionale nè solo in quello europeo come prevede la Legge 146/94 per la libera circolazione dei professionisti in Europa, ma nel contesto mondiale, dove forse maggiormente necessita l'attività professionale del Dottore Agronomo e del Dottore Forestale.

Tuttavia, pur rimanendo fermo il principio che più che le leggi scritte in materia valgono la professionalità, il modo di agire e la correttezza, I'educazione, la serietà e la discrezione nei rapporti fiduciari che si instaurano con gli altri e che sostanzialmente sono quei modi di comportamento che fanno della convivenza una società civile, è forse anche bene catalogare in una specie di Testo e in maniera sintetica, i principi deontologici cui deve sempre ispirarsi l'attività del Dottore Agronomo.